Squadra in serie A, città in serie B

Di Luca Piano

Giusto il tempo di riprenderci dall’inebriante festa della matematica promozione in Seria A firmata Giulini e Rastelli che, dopo un periodo di soggiorno nella natia città del presidente (Milano), appena sbarcato ad Elmas sono stato inevitabilmente avvolto da sentimenti di rabbia e di speranza.

Asse mediano perennemente trasformato in un inferno da tangenziale (con l’1% dei veicoli), cantieri diffusi a perdita d’occhio, stadio fatiscente, periferie abbandonate, lavori conclusi in fretta con risultati pacchiani (corso Vittorio Emmanuele, sembra una pista aeroportuale). Ed ancora, Anfiteatro Romano chiuso, Ospedale marino dimenticato e poi tanta, tanta, tanta disoccupazione e povertà. Ma davvero Cagliari merita questo? Davvero ci siamo condannati a vivere in una città da serie B? Davvero la maggior parte dei cagliaritani si accontenta di questa, impalpabile, amministrazione?

Una città moderna pretende lavoro, sviluppo, innovazione, progetti. Non piazze, né aiuole, ma centri di innovazione, incubatoi di imprese e di sviluppo, turismo, tecnologie, economia sostenibile. Pretende trasporti, aerei, treni, infrastrutture, non solo passeggiate, spiagge e mare. Queste ce le ha regalate il destino, il delitto è non sapere che farne, o credere egoisticamente che sia esclusiva prerogativa dei cittadini che riescono a goderne la bellezza senza il dramma di non sapere come mangiare.

Il 5 giugno rappresenta il bivio di questa città: dovremo scegliere se destinarci ad una perenne serie B o credere a chi, con coraggio e dedizione promette una promozione dura e difficile, faticosa ed incerta, ma gloriosa ed entusiasmante. Che propone idee e squadra, non deride e insulta gli avversari perché presunti disonesti. Che ama la città e i suoi cittadini, e vuole festeggiare una squadra da serie A in un città da serie A.

Se credete in tutto questo, votate Piergiorgio Massidda, diversamente rassegniamoci al purgatorio di un altro quinquennio.